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Erice, incontro mitico con la storia

Erice rappresenta per qualsiasi visitatore un emozionante incontro con il mito e la storia, rivissuti attraverso ogni singola pietra di questo prezioso borgo medievale arroccato sull’omonimo monte a 750 metri sul livello del mare. Il viaggio per raggiungere il paese è ricco di scorci paesaggistici e panorami sulle isole Egadi, sulla città di Trapani e le saline e sul monte Cofano sia che si percorrano le strade, sia che si usi la funivia che da Trapani traccia la lenta ascesa al monte.Il clima è tipicamente mediterraneo, ma l’altitudine rende Erice meta privilegiata di chi cerca ristoro dalle calde temperature estive della costa. Talvolta anche in estate si dovrà essere preparati, con indumenti pesanti, a ripararsi dal freddo delle nuvole che avvolgono la cima. D’inverno è particolarmente freddo e spesso il monte è avvolto da una nebbia che lo rende ancora più affascinante e romantico.Le origini mitologiche si rintracciano già nel nome che deriva dal greco Erix, il fondatore figlio di Afrodite e di Bute, qui ucciso da Ercole secondo il racconto dell’Eneide, che vi avrebbe costruito un tempio dedicato alla madre. Il mito si palpa ancora con mano visitando il Castello di Venere, costruito dai Normanni sui resti dell’antico santuario, dedicato alla dea della fecondità e poi della bellezza e dell’amore, Astarte per i Fenici e Venere per i Romani. Le sacerdotesse di Venere vi praticavano la prostituzione sacra, rendendolo luogo di culto per folle di pellegrini e viaggiatori del bacino del Mediterraneo. Secondo Tucidide, Erice fu fondata nel V sec a.C. da esuli troiani, dai cui ebbe origine il popolo degli Elimi, ma è probabile che fosse già abitata in tempi più remoti dai Sicani. Fu la più importante città elimica insieme a Segesta.Virgilio la cita nell’Eneide quando Enea vi giunge la prima volta per la morte del padre Anchise, prima di ripartire per la fondazione di Roma, e un anno dopo per i giochi in suo onore.In decadimento sotto Bizantini e Arabi, Erice rifiorì con i Normanni, che vi costruirono l’attuale Castello Pepoli e la ribattezzarono col nome di San Giuliano per porre fine al culto pagano. Continuò a prosperare con gli Aragonesi, che vi eressero la Chiesa Matrice e lasciarono incompiuta l’area militare del Quartiere Spagnolo. La città venne ribattezzata definitivamente con l’attuale nome nel 1934.Erice conserva un incantevole aspetto medievale, con casette in pietra e strade basolate, stretti vicoli su cui si affacciano i caratteristici cortili fioriti, collegati tra loro da scalette ed archi, nascosti da muretti, che invitano all’esplorazione. Il borgo medievale non è percorribile con le automobili e l’eco dei passi è l’unico suono che rompe il silenzio, che insieme al contesto e alla purezza dell’aria regala un ritrovato senso di pace. A parte i turisti il paese è abitato da 300 residenti.Dai giardini del Balio che circondano il Castello Pepoli, la vista panoramica sovrasta da un lato Trapani e le saline, le Egadi, ancora più a sud Marsala, dall'altro il Monte Cofano, il golfo di Castellammare e la costa che arriva a San Vito lo Capo.Chi passeggia per le strade di Erice sarà immancabilmente catturato dagli odori della tradizionale pasticceria ericina, e dai colori e le decorazioni dei tipici prodotti artigianali, come i tappeti e le ceramiche.

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