DELL’INUTILE AMORE. LA PASSIONE DI MARIA

di Giacomo Pilati (Autore), C. Manea (Illustratore)
Editore: Di Girolamo
Collana: ConPassione
Un altro sguardo
Il dolore di Madre secondo Giacomo Pilati
di Fabio Pace

«Io non lo voglio un figlio di Dio, non mi importa nulla se è Spirito Santo, Padre e Figlio. Io voglio un figlio. E basta». È l’incipit dell’XI paragrafo di «Dell’inutile amore – La passione di Maria», lavoro del giornalista e scrittore trapanese Giacomo Pilati, pubblicato da “Di Girolamo”. Poco più di sessanta pagine illustrate dai disegni di Carla Manea. La prefazione è dello stesso autore; la dotta e riflessiva postfazione di Don Liborio Palmeri, sacerdote, presidente della Fondazione Pasqua 2000 e direttore del museo San Rocco. Il libro è diviso in paragrafi, ma meglio sarebbe parlare di quadri perché ognuno di essi, sono in tutto diciassette, è una rappresentazione della dolorosa parabola di Maria, come fosse una via crucis parallela a quella di Cristo. Ogni quadro è una riflessione di Maria rivolta al figlio. Un lavoro che potrebbe ben essere rappresentato in teatro come atto unico. Pilati, come in altri suoi libri, usa una scrittura in bilico tra prosa e poesia. Eppure, nonostante l’eleganza della scrittura, la scelta accorta delle aggettivazioni, alcune frasi sono frustate sulla coscienza, mettono in crisi l’idea di fede, alimentando il dubbio e forse per questo rafforzandola. Il terzo quadro dedicato all’Annunciazione e all’incontro con l’arcangelo Gabriele, appare quasi come una forma di violenza, fisica, psicologica, sul corpo e sulla volontà di Maria che dice: «un Dio prepotente che mi ha segnato privandomi di carezze, frugando dentro l’anima mia senza chiedermi perdono». Sono forti, aspre le parole di Maria rivolte a Dio. Giacomo Pilati rompe gli schemi iconografici della Maria Madre, Vergine, Santissima, Addolorata; attribuzioni “qualitative” coniate a uso e consumo dei fedeli che rifuggono dalle immagini stereotipate dei libelli da catechismo. La Maria di Pilati è una donna, una madre (con la lettera minuscola). Se proprio si vuol cercare una immagine nell’arte è la Madonna della Pietà Rondanini che abbraccia il Cristo, ridotto pelle ossa. Una madre che non vuole rinunciare all’amore più prezioso che ha (come ogni altra madre): il figlio. La Maria di Pilati, è carica di dubbi, perfino di risentimento, per l’immane compito che Dio le ha assegnato: essere la madre di Cristo. Maria questo peso lo denuncia, lo proclama senza infingimenti, senza perifrasi rivolgendosi direttamente a Dio: «Non voglio vederlo morire così. Mio figlio. La mia carne e tu Signore me lo hai rubato. Me lo hai messo nel ventre e ora te lo riprendi. Senza chiedermi niente. Avrei dovuto negartelo. La fede non mi ripaga questo strazio. Lui è il mio amore. L’unico vero amore». Un amore che è lo stesso Dio, lo stesso Padre che rende “inutile”, almeno dal punto di vista della madre. Emerge dallo scritto di Pilati una umanità che si fa preghiera, proprio nelle parole di Maria, senza essere orazione. Una preghiera che non riesce a farsi ragione del sacrificio del figlio (e per questo tanto più simile ad ogni altra madre). Maria donna, Maria umana tanto quanto è umano il figlio sulla croce. Chi crede non può non apprezzare le invocazioni di Maria. Chi non crede non può non comprendere il dolore intimo, personale, unico, inconsolabile della Maria di Giacomo Pilati.