I SEGRETI DEL MONTE SPARAGIO

Itinerario naturalistico tra panorami e storia

di Memmo Gambina

Ai margini del territorio di Custonaci e al confine con quello di Castellammare del Golfo impera Monte Sparagio, meta di cacciatori e di allevatori di bestiame, questi ultimi sulle sue rocche nascoste e impervie, hanno trovato il rifugio perfetto per i propri animali. Arido, brullo il suo paesaggio, quasi lunare, tanto da ispirarne l’ambientazione per un film western negli anni ’90. La montagna di cui scriviamo non viene celebrata dalle associazioni naturalistiche presenti in zona, forse per via dei suoi percorsi, ancora privi di segnaletica; forse perché da sempre spenta dall’ombra del vicino di casa Monte Cofano. Fatto sta che lo Sparagio vive isolato nel suo splendore di quei sentieri a molti sconosciuti. È il monte più alto della provincia di Trapani, dalla sua sommità è possibile ammirare, nelle giornate più limpide, tutto il circondario, fino al mare, fino a Capo San Vito, fino a donare agli occhi dell’escursionista, paesaggi che vanno ben oltre la propria immaginazione. Raggiungere i suoi sentieri è molto semplice, basta seguire le indicazioni per Purgatorio (una piccola frazione del comune di Custonaci) e prima di giungere alle sue porte, svoltare sulla destra in direzione “Noce” e seguire una lunga strada asfaltata, che sale su verso i costoni della montagna, fino a quando il consumato asfalto lascia il posto ad un quadrivio di “trazzere” sterrate e poco battute. A quel punto si prosegue a piedi camminando sulla strada presente sulla destra, fino a giungere a un cancello che segna l’ingresso del demanio forestale del “Bosco Giacolamaro”: una piccola oasi di verde che vi accompagnerà fino a incontrare un primo bivio a sinistra, senza però alcuna indicazione. Pertanto, proseguite sempre dritto fino a giungere in cima (1110 mt), sulla quale troverete collocata una torretta di avvistamento antincendio, che copre le rovine, ormai nascoste, di una grossa tavola in pietra. Uno dei luoghi in cui la tradizione popolare contestualizza le riunioni della banda di briganti capeggiata da Pasquale Turriciano, formatasi con i moti del 1862 di ribellione alla leva militare obbligatoria. Discendendo dal monte, un paio sono le alternative verso le quali orientare il proprio cammino. Percorrendo la stradina che trovate a sinistra, subito dopo la cima, si arriva in località “Rocca Russa”, dove sono presenti un lago artificiale e delle cave di marmo ormai abbandonate, vicine alle quali si nasconde un sito archeologico di pregevole importanza storico/culturale, un grande monolite a forma di cavallo che scandisce il tempo in base all’allineamento con il sole. Un vero e proprio calendario astronomico, antico di 4000 anni, realizzato, secondo alcuni archeologi, dagli uomini dell’età del bronzo in modo da scandire il ciclo delle stagioni per coltivare la terra. Torniamo in cima e ripercorriamo la strada che abbiamo fatto in salita, vi ricordate del primo bivio incontrato? Quello senza indicazioni? Bene, ora lo troverete sulla vostra destra e percorrendolo per qualche chilometro, vi ritroverete al punto di partenza!

ph: Memmo Gambina