IL CUORE DELLA PALMA NANA

STORIA D’AMORE E TRADIZIONE

di Stefania Martinez

Quella che state leggendo è una storia d’amore. Protagonisti sono padre e figlio; l’intreccio che li lega si chiama “curina”. In Sicilia cresce spontanea, da 60 milioni di anni, una pianta chiamata “palma nana” che commercialmente prende il nome di “giummara”. La parte esterna è costituita da foglie a ventaglio; il cuore, la parte più tenera, si chiama “curina”. Questa pianta di piccole dimensioni è un simbolo della nostra terra. A causa d’incendi e bonifiche agrarie rischia l’estinzione e oggi è una varietà protetta. Dal cuore della palma nana ha origine la storia di Michele Nicosia. Michele nasce a Buseto Palizzolo ma presto si trasferisce con la famiglia a Custonaci. Sin da bambino ha cercato di cogliere l’essenza del legame con il padre Vito dalle piccole cose. Seguendo i suoi saggi consigli si realizza come uomo, marito, padre e lavoratore. Oggi di anni ne ha 70, il padre non c’è più. Ciò che gli resta di quel forte legame è l’arte dell’intreccio delle “curine” che è oggi un modo per onorarne la memoria. Da circa vent’anni quest’uomo minuto, ma al tempo stesso forte e dalla grande personalità, realizza scope artigianali con le foglie di palma nana, come si faceva un tempo ormai remoto. Seduto sulla vecchia sedia nel garage di casa, le mani corrono veloci e infaticabili sulle fibre vegetali, le intreccia, le piega, le annoda.
Ci racconti la sua giornata…
Mi sveglio tutti i giorni alle cinque, un caffè, un paio di sigarette e poi al lavoro, fino al tramonto.
Come trova il materiale considerando che la palma nana è una specie protetta?
Aspetto l’arrivo della bella stagione e quando si puliscono terreni e giardini rastrello gli scarti. Le foglie che raccolgo le porto in un terreno di mia proprietà e le faccio essiccare al sole per tutta l’estate, per poi lavorarle durante l’inverno.
Quanto tempo impiega per realizzare una scopa?
Due ore. Ricordo che all’inizio commettevo errori e mio padre mi richiamava. Basta una distrazione e il lavoro è compromesso. Ora non sbaglio più, ma mio padre era più bravo di me.
Un procedimento che sembra pura ingegneria. Da dove si comincia?
Per prima cosa con “le curine”, intrecciandole tra loro, si realizza la corda. Poi con la corda si realizza un’asola che viene agganciata alla cintura mentre l’altro capo viene avvolto attorno al piede che serve da tirante. A questo punto si legano tra loro i mazzetti di foglie creando una specie di collana che poi sarà chiusa ad anello, al centro del quale è inserito uno spezzone di canna per modellare l’alloggio del manico attorno al quale si avvolge la rimanente corda. Le foglie legate sono raccolte in tre parti uguali e separate da altri giri di corda. Infine si fa passare il capo della corda sotto quella attorcigliata come chiusura di sicurezza.
Qualcuno sta imparando da lei questo lavoro artigianale?
I giovani non sono interessati a queste cose. Hanno sempre gli occhi sul telefonino. Tra un caffè, una sigaretta, mille aneddoti, qualche risata, come per magia, la scopa si materializza ai nostri occhi. Michele ha fatto della sua arte il suo punto di forza; è fiero di mostrarne una appena realizzata e vale la pena guardarlo al lavoro.