IL GUSTO BRITISH PER IL MARSALA

Il vino “degno della mensa di qualsiasi gentiluomo”
di Angela Volo

Il Marsala è stato inventato dagli inglesi. Frutto una serie di coincidenze fortuite e grazie ad una brillante intuizione commerciale. Sintesi brutale per raccontare un vino entrato nella storia e nella leggenda. Il primo esportatore e produttore di Marsala fu John Woodhouse. Mercante di soda originario di Liverpool, nel 1773, navigando verso Mazara del Vallo fu costretto da una tempesta a cercare riparo nel porto di Marsala. Qui la storia diviene quasi leggenda: si narra che abbia assaggiato in una osteria il perpetuum, invecchiato per oltre 40 anni e “curato” con il metodo del rabbocco del vino rimasto con quello di nuova vendemmia che ne acquisiva le caratteristiche. Woodhouse ne rimase affascinato o, più probabilmente, ne intuì le potenzialità per il corpo, la densità e gli aromi simili al Porto ed al Madera già noti agli inglesi ed in uso sulle navi militari di Sua Maestà. Per trasportare il perpetuum senza che questo subisse alterazioni aggiunse alle botti da caricare sulla nave po’ di acquavite di vino (circa il 2%). Nacque così il Marsala. L’ammiraglio Nelson, che proprio da Woodhouse ne acquistò diverse pipe per la sua flotta, lo definì “degno della mensa di qualsiasi gentiluomo” e “vera manna per i nostri marinai” e mai lo fece mancare a bordo delle sue navi preferendolo ai vini portoghesi e spagnoli. Woodhouse cominciò a investire a Marsala, Mazara, Castelvetrano acquistando il vino dai contadini, costruendo stabilimenti e impiegando ingenti capitali per la costruzione del porto. Il successo ottenuto attirò in terra di Sicilia altri imprenditori inglesi: Corlett, Wood, Payne, Hoppes. Furono ancora due inglesi Benjamin Ingham, a partire dal 1812, ed il nipote Joseph Whitaker, più tardi, ad ammodernare le tecniche di produzione (acquisite dai produttori portoghesi) e a far giungere le esportazioni fino in Brasile, America del nord, Estremo Oriente e Australia conferendo al Marsala una fama planetaria. Si deve a Ingham il primo decalogo produttivo del Marsala, una sorta di primitivo disciplinare. Il primo imprenditore italiano a cogliere l’opportunità di entrare nel redditizio commercio del Marsala, nel 1832/33, fu Vincenzo Florio che, già attivo nel settore dell’armatoria e delle compagnie navali, costruì un modernissimo stabilimento vinicolo che copriva l’intero ciclo di produzione. Successivamente rilevò gli stabilimenti che furono dei Woodhouse e degli Ingham. Vincenzo fondò la casa vinicola che ancora oggi, pur passata di mano, porta il suo nome e che segnò tra la fine dell’’800 ed i primi anni del ‘900 l’acme della produzione vinicola marsalese. I marsalesi impararono dagli inglesi e ancora oggi sono attive cantine nate da quelle esperienze imprenditoriali: ricordiamo quella di Don Diego Rallo (1860), di Vito Curatolo Arini (1875) e la Carlo Pellegrino (1880). In poco più di 100 anni gli inglesi, i Florio e tutti gli altri imprenditori marsalesi consegnarono a Marsala l’impronta tipica della borghesia illuminata che traghettò questa parte della Sicilia dal passato remoto al futuro del nuovo secolo. Nel 1900 erano 40 le cantine e le imprese operanti nel settore del Marsala. Oggi non si può fare a meno di parafrasare e ribaltare l’invettiva bellica di Mario Appelius e pacificamente affermare “Dio benedica gli inglesi”.