“Il gusto della tradizione”

di Angelo Benivegna – Coppola Editore (2003) – 14,50 euro

“Ogni Siciliano si porta dentro una identità mitica della Sicilia, che con forza emerge quando si trova in altri Paesi ”. Così l’etnoantropologo siciliano Antonino Buttitta nella prefazione dà illuminata sintesi del viaggio sentimentale di Angelo Benivegna nella cultura del cibo siciliano, trapanese in particolare. “Non sono uno chef, anche se anche i miei figli mi chiamano Chef, non sono un gastronomo, anche se da venti anni mi occupo professionalmente di gastronomia, non sono un giornalista gastronomico anche se da anni scrivo di gastronomia. Sono un curioso-goloso a cui piace molto cucinare per la gioia di stupire e soddisfare le papille gustative” è la definizione che Benivegna, dà di se stesso. Meglio di lui e per lui parlano le ricette che raccoglie nel libro, tutte anticipate da riflessioni profonde che fanno de “Il gusto della tradizione” qualcosa di più di un libro di ricette. Tra le tante a base di pesce, sfogliando qui e là, troviamo la immancabile “pasta chi sardi”, il pescespada cucinato in mille maniere ma pur sempre in soggezione rispetto al tonno, vero re della cucina trapanese, dove prende il nome gentile di “tunnina”; il cous cous (“cuscusu”) che nel pesce ha il più nobile compagno; gli sgombri (“scurmi”) arrostiti, i gattucci (“cazzuna”) con i broccoli “salsiti”, la Pescatrice al Marsala con salsa d’arancia. Un libro ricettario che lascia a chi mi legge la sensibilità di dosare gli ingredienti, sensibilità che si ha o non si ha, altrimenti commenta Benivegna “tutti saremmo grandi cuochi”.