IL TEMPO RITROVATO DI MARCELLO MAZZARELLA

UN ORIZZONTE SUL MARE

di Fabio Pace

Marcello Mazzarella, attore ericino, noto al grande pubblico per numerosi lavori al cinema e in TV, per aver interpretato il ruolo di Marcel Proust nel film «Il tempo ritrovato» di Raúl Ruiz, essere stato il volto del sindacalista Placido Rizzotto e del missionario laico Biagio Conte, vive tra Parigi e Trapani. L’estate è il momento irrinunciabile per il ritorno. «Trapani – racconta – è il luogo in cui vengo a scrivere, a meditare. Parigi è il luogo dove mi nutro di quell’orizzonte che guardavo quando ero ragazzo a Trapani».
Lei ha un forte legame con il mare?
«Sì. Guardare l’orizzonte sul mare è stato il mio modo per volgere lo sguardo a uno spazio mentale che mi facesse sognare. Da lì è nato l’innamoramento per il mare, un elemento divino, insieme al vento. Per tanto tempo sono stato un apneista di profondità. Il mare è stato anche medicina per una delusione d’amore che mi ha portato alla tristezza. Questa cupezza dell’anima s’è risolta con il mare. L’apnea mi ha portato in un mondo diverso, misterioso, elegante… la bellezza guarisce».
Ancora il legame con il mare: lei da giovane si arruola nella Marina Militare in un corpo operativo. Poi, come diventa attore?
«Quando scelsi la vita militare non pensavo di fare l’attore, però c’era qualcosa sotto. Mio papà era attore in una compagnia dialettale che si chiamava «Chiddi ‘dda trastula du munti» e lo seguivo sempre. Questa voglia di recitare, di fare teatro come mio padre, è qualcosa che è rimasta in sottofondo. Avevo anche grande voglia di conoscere il mondo, mi bruciava lo spirito di avventura. Nel Battaglione San Marco, a Beirut, ho visto cos’era la guerra. In Libano sono stato per due anni, ho vissuto un’intensa esperienza umana ma ho maturato la decisione di lasciare il campo operativo per entrare nei Com.Sub.In. e tornare alle immersioni facendo il palombaro. Mi sono allontanato dalla violenza delle bombe, per tornare alla pace del mare. Sono stato tante “cose”, fino alla morte di mio padre che mi ha portato a maturare una forma di imitazione della sua figura e a divenire attore».
Suggerisca ai turisti un luogo eccellenza della città da andare a vedere.
«Mi piace la Casina Nasi. È uno dei posti più belli, meditativi, più aperti, per la luce, per lo stile liberty che si mantiene integro. Spero che un giorno questo luogo possa essere valorizzato e proposto ai turisti in un percorso ragionato della città».
Una pietanza trapanese?
«Sono un fanatico delle busiate con l’aglio. Essendo apneista ne mangiavo tanto. L’aglio è un vasodilatatore»
È uno dei sapori dell’infanzia?
«Sì, anche questo. Una volta m’è successa una cosa molto proustiana. Ero a Parigi, nel quartiere di Belleville, dove ho comprato dei dolcini arabi. Quando ho cominciato a gustarli è emerso il ricordo dei sapori antichi dei dolci di mandorla ericini. Ho capito quanto noi trapanese, noi siciliani, possiamo essere arabi».
Un luogo romantico di Trapani?
«Il bastione Conca, sul versante nord, alla fine delle Mura di Tramontana. C’è questo giardinetto, dove ci si può abbracciare e baciare, guardando un orizzonte magnifico. Sul mare, ça va sans dire».