LA SECONDA VITA DELLA TONNARA DEL SECCO

Nelle pagine di un diario la sua storia

di Ninni Ravazza

La Tonnara del Secco a San Vito lo Capo, monumento architettonico e tesoro antropologico, rinasce a nuova vita. Dopo decenni di abbandono una nuova proprietà si prenderà cura degli eleganti spazi che il cavaliere Vito Foderà, proprietario di tonnare nel golfo di Castellammare, aveva realizzato a partire dal 1872 anno in cui acquistò il manufatto e i diritti di pesca sottratti ai beni ecclesiastici. L’asta giudiziaria per la vendita della tonnara, finita nel 1999 tra i beni di una società travolta da scandali e dal malaffare, ha dato un risultato compiuto: il bene è stato acquistato da un magnate che intende farne un resort intimo ed elegante, a meno che la Regione Siciliana non voglia far valere il diritto di prelazione per acquisirlo al patrimonio pubblico. Nell’un caso e nell’altro la Tonnara tornerà a essere bellissima, come quando i proprietari invitavano gli ospiti ad assistere alle mattanze dal terrazzo del loro Palazzotto: questa, infatti, era l’unica tonnara del Mediterraneo le cui reti venivano calate a pochi metri dalla riva, con la camera della morte attaccata direttamente agli scogli. Una prima rinascita, la bellissima tonnara, l’aveva avuta con la netta affermazione, nel 2016 quale luogo del cuore in Sicilia nel sondaggio del Fondo per l’Ambiente Italiano, e la pubblicazione del mio libro “San Vito lo Capo e la sua tonnara. I diari del Secco, una lunga storia d’amore” (Magenes. Milano, 2017), il primo a riportare la storia e le storie di questo impianto di pesca. Incontrai la famiglia Plaja, ultima proprietaria della Tonnara, nell’agosto 2016 in occasione della raccolta di firme per il FAI; davanti ai nobili edifici dove si erge la ciminiera smozzicata che un tempo chiamava a raccolta la “gente d’aiuto” per il calo delle reti e la mattanza conobbi il patriarca Ettore con la moglie Idelia e le figlie Renata, Manuela, Marina e Monica, le nipoti Giovanna e Valeria. Nei loro occhi c’erano l’amore infinito per il posto, la nostalgia per gli anni gloriosi della pesca, il dolore per aver dovuto cedere quel bene – che era appartenuto alle loro famiglie dal 1929 al 1999. Tutti eravamo accomunati dalla medesima passione per la pesca del tonno e i suoi protagonisti. Così la famiglia Plaja ha messo a mia disposizione i Diari del Secco, documenti eccezionali e inediti, da loro conservati gelosamente, in cui si ripercorrono le stagioni di pesca dal 1912 al 1970, prima sotto la gestione Foderà (fino al 1929), poi sotto la guida dei fratelli Giuseppe e Giovannino Plaja, quest’ultimo estensore di buona parte dei diari. Un mondo sconosciuto si è aperto così ai miei occhi, e a quelli dei lettori: le stagioni di pesca, esaltanti o deludenti, i contratti di lavoro, le paghe e i premi in natura ai tonnaroti (pesce minuto, “scamale”), i grandi pesci indesiderati finiti tra le reti che terrorizzavano e facevano fuggire i tonni (pescicani, globicefali, capodogli), le incursioni di sommergibili e bombardieri della seconda guerra mondiale, la straordinaria religiosità dei proprietari e dei marinai con le loro processioni e le preghiere sulle barche. Un mondo quasi dimenticato, di cui restano solo pochissimi mentori, che le pagine dei diari e il libro da queste tratto hanno salvato dall’oblio.

ph.: Ninni Ravazza