LEVANZO. IN CONNESSIONE CON L’ISOLA

Un’esperienza di rigenerazione

di Francesca Adragna

Travolti dalle incombenze quotidiane, smarriti nella routine professionale e familiare, persi nelle azioni che compiamo meccanicamente giorno dopo giorno, arriviamo saturi al momento in cui pronunciamo la fatidica frase: “ho bisogno di staccare la spina”. Questa benedetta spina che ci tiene iperattivi, finiamo poi per riattaccarla, per innescare il meccanismo del divertimento a tutti i costi, della ricerca dello straordinario, affannandoci ad inseguire mode, cercare parcheggi per ritagliarci un pezzetto di spiaggia tra le folle stese al sole, lanciarci in frenetiche danze col mojito in mano. In realtà l’espressione “staccare la spina”, che implica l’interruzione della corrente, contiene in sé un’evidente contraddizione perché indica una necessità fondamentale dell’uomo contemporaneo, che è quella di rigenerarsi, ricaricare la propria anima e il proprio corpo per affrontare ancora le incombenze e le routine. Ciascuno ha un suo specifico modo di ricaricarsi, ma ci sono luoghi che hanno capacità rigenerative obiettive, ecco, magari in relazione all’indole di ciascuno, vanno modulati i tempi di ricarica, ma che questi luoghi siano fonte inesauribile d’energia è indiscutibile. Levanzo è uno di questi luoghi. È un’isola molto piccola con un borgo marinaro incastonato su di una verde collina, due bar, due ristoranti che si dedicano alle ricette della tradizione isolana, un negozio d’alimentari, un porticciolo e prospetti bianchi che aprono le loro finestre sul Mediterraneo. Vi si può vivere senza alcun mezzo di locomozione, non vi si respira altro che salsedine e brezze profumate di mare e di campagna. A Levanzo il tempo si dirada lasciando, a chiunque vi poggi piede, uno straordinario senso di libertà. Ci si lascia travolgere dal lusso di dedicare alla propria anima e al proprio corpo tutte quelle attenzioni cui normalmente non abbiamo modo neanche di dare spazio. L’isola offre davvero tanto! Panorami incantevoli passeggiando nella pineta, per raggiungere una spiaggetta o una cala lungo il sentiero che porta al faraglione. Un bel tuffo a Cala Minnola, selvaggia con il verde della vegetazione collinare che incontra le acque limpide e frizzanti di un mare intensamente blu. Una corroborante escursione su fino a pizzo del Monaco da cui godere di una vista a tutto tondo: sulle altre due Egadi, Marettimo e Favignana e sul vicino litorale trapanese. Custodite tra i fondali di Cala Minnola e di Punta Aretella, anfore e resti delle navi puniche che combatterono contro quelle romane in queste acque, trasformano l’isola, insieme alla grotta preistorica del Genovese, in un museo subacqueo dal fascino eccezionale. È il luogo ideale in cui leggere un buon libro o fare meditazione immersi tra i fasci di luce che si rifrangono sullo specchio acqueo del mare trasportandoci in dimensioni quasi oniriche ed avvolgendoci con tiepidi tramonti rosa; per gustarsi un’ottima granita o un pasto fragrante e genuino con lo sguardo rivolto all’orizzonte e, infine, riposare tra i profumi della macchia mediterranea cullati dal ritmico frinire delle cicale.