L’ORGANO DI SAN PIETRO

L’orchestra in uno strumento
di Audrey Vitale

Flauti, ottoni, corni, tamburi, cornamuse, fagotti, sono solo alcune delle sonorità che si possono riconoscere se si ha la fortuna di ascoltare un brano di musica sacra o liturgica all’interno della Chiesa di San Pietro, nell’omonimo quartiere del centro storico di Trapani. Un’orchestra invisibile, nascosta nel ventre meccanico di uno degli organi più famosi al mondo costruito, tra il 1836 e il 1847, dal geniale organaro palermitano Francesco La Grassa. Circa 4 mila canne (composte da vari materiali fra cui castagno, abete, ottone e zinco), 356 tasti, 43 pedali, 7 tastiere distribuite su 3 consolles, 67 registri, più altri comandi accessori per uno strumento che può essere suonato anche da più di 3 persone contemporaneamente. Per conoscere meglio questo prezioso gioiello dell’ottocento abbiamo incontrato due musiciste che fanno parte di un team di artisti che da oltre 10 anni si occupa di valorizzare l’organo, attraverso iniziative musicali e culturali, con il supporto dell’Associazione Amici della musica di Trapani e dell’Ente Luglio Musicale Trapanese.
«Ci vollero 11 anni di lavoro per la realizzazione di quest’opera mastodontica, non tanto per le sue dimensioni ma per la sua originalità – spiega Carmen Pellegrino, organista della chiesa di San Pietro – si tratta di uno strumento unico al mondo che va oltre la prassi organaria ottocentesca. Pensato come una vera e propria orchestra in cui le voci si intrecciano e si scambiano fra di loro, possiede una sonorità che non si esaurisce in una sola tastiera ma si completa con il passaggio da una consolle all’altra, in un gioco unico e particolare di combinazioni e suoni».  Germania, Norvegia, Giappone, sono solo alcuni dei luoghi di provenienza di famosi artisti che hanno studiato e suonato questo strumento. «È talmente unico, che richiede umiltà ed attenzione – prosegue Carmen Pellegrino – e potrebbe risultare ostico anche al più esperto organista».
Cosa si prova nel suonarlo?
«La sensazione, ogni volta che ci esibiamo in un concerto, è quella di far parte di qualcosa di grande, non riproducibile in questa modalità da nessun’altra parte – sostiene Elide D’Atri, pianista e clavicembalista –  una condivisione che amplifica l’emozione, che cambia forma di volta in volta in base al gruppo di interpreti e al brano interpretato».
Regista del progetto di rinascita musicale dello strumento è il maestro organista Claudio Brizi. Dopo il restauro conclusosi nel 2003 sono state diverse le iniziative per turisti, appassionati e artisti che si sono svolte nel tempo. L’organo è al centro dell’«Orchestre Nascoste Festival», organizzato dall’Ente Luglio Musicale Trapanese (giunto quest’anno alla sua 2ª edizione), una manifestazione dedicata a questa ed altre piccole “orchestre nascoste”, cioè rari strumenti ibridi antichi e contemporanei. «Quello che certamente ci aspettiamo è che l’organo di San Pietro, continui ad essere curato nel tempo – conclude Elide D’Atri – perché è un patrimonio unico che va preservato e valorizzato».