L’ULTIMO RAIS

Gioacchino Cataldo, patrimonio di tutti noi.

«Senza la sua Tonnara, Favignana ha la forma di una farfalla con le ali amputate». Esordisce così Gioacchino Cataldo, “il pescatore di tonni”, l’ultimo rais dell’isola, la cui storia è strettamente legata alle Egadi e allo Stabilimento Florio, dove ha iniziato a lavorare giovanissimo e dove ha fatto il tonnaroto per 33 anni, restando capo dei pescatori per 11 anni, nel periodo più difficile della storia della tonnara di Favignana, cioè fino al 2007, anno dell’ultima mattanza. «La Tonnara – dice – è patrimonio comunale, ma anche regionale e nazionale, ma calarla quest’anno mi sembra ormai un’utopia: fino ad oggi nulla di concreto è stato avviato, credo, quindi, che non si farà». «L’ultima mattanza – aggiunge, con un pizzo d’orgoglio misto a una nostalgia ormai stanca – l’ho fatta io. Era sabato 9 giugno 2007, e il tonno a Favignana è stato la vita. La storia siamo noi, con nove secoli di tradizione». Tanti i suoi ricordi, sempre ricchi gli aneddoti che Gioacchino Cataldo regala a chi gli chiede un pensiero di quel tempo, ma oggi, sinteticamente, dice: «Siamo stati sfortunati ad avere le persone sbagliate nei posti giusti. E dobbiamo accettare quanto ci impone la Comunità  Europea che, almeno fino ad oggi, non ha dato le quote tonno. Eppure, negli ultimi cinque, sei anni, il Mediterraneo è pieno di tonno rosso. Non è vero che il tonno si sta estinguendo; è il pesce azzurro, piuttosto, che si sta estinguendo. Il tonno ha bisogno di cibo che equivale a una percentuale che oscilla dal 7 al 10 per cento del suo peso, ed è nutrendosi di pesce azzurro che ne sta determinando la diminuzione». Al di là dell’amarezza per le mancate risposte o per la burocrazia lenta e disinteressata, nonostante l’impegno dell’Amministrazione Comunale che da tempo ha intrapreso la battaglia votata al ritorno della tonnara a Favignana, per Gioacchino Cataldo il richiamo turistico sarebbe il primo traguardo da raggiungere. «Verrebbero da tutto il mondo – aggiunge – e il nostro obiettivo dovrebbe essere quello di far mangiare il tonno rosso in Italia, invece noi mangiamo il tonno con inquinamento radioattivo del Giappone (dopo lo tsunami…) perché conosciamo chi produce il tonno, non la sua provenienza». Il rais spiega che un tonno di 200 chili depone 20 milioni di uova ogni anno e che, pertanto, i tonni sono cresciuti, sia in dimensioni che in numero, che i tonni ci sono, così come ‘le persone sbagliate nei posti giusti’. Gioacchino Cataldo da conoscitore del mare, ha sempre raccontato volentieri le tradizioni di questa pesca, mostrando le connessioni con la religione, tramite le preghiere, spiegandone i segreti tecnici delle reti, i percorsi dei tonni e i numeri imponenti di quella che era un’industria. Per la sua attività di divulgatore della conoscenza e delle tradizioni di questo tipo di pesca, nel 2006 è stato inserito tra i “Tesori Umani Viventi” del Registro Eredità Immateriali della Sicilia, il documento predisposto dalla Regione Siciliana per preservare le ricchezze immateriali dell’isola, e per tale motivo, spesso, è citato come un uomo “patrimonio culturale”.

ph. Giuseppe Di Salvo