PIACERE SICILIA

La prima rivista made in Sicily di turismo, tradizioni, enogastronomia

EDITORIALE

QUESTA TERRA È… (01)

Benvenuto a Trapani, caro turista… Piacere Sicilia è idealmente un viaggio nella nostra terra. Ti raccontiamo solo alcune tappe dell’immenso patrimonio culturale, naturalistico, paesaggistico, gastronomico ed etno antropologico che la provincia di Trapani e la Sicilia Occidentale offrono. In questo numero: una passeggiata tra le saline di Trapani, Paceco e Marsala. Una puntata nell’arcipelago delle Egadi e nel mare cristallino di San Vito Lo Capo. Alcune pagine dedicate a Marsala, sesta città della Sicilia per importanza demografica ed economica, ricca di risorse archeologiche e patria di una leggenda: il vino Marsala. E poi una meta fuori provincia, dalle parti di Licata, gioiello del Liberty, cittadina siciliana lontana dai circuiti turistici, e forse anche per questo tutta da scoprire. Benvenuto a Trapani. Benvenuto in Sicilia. L’incipit di questo editoriale, uguale al precedente, non poteva che essere un saluto. A quanti, come te, hanno scelto la nostra terra per le vacanze; a quanti, siciliani, lasciata la loro casa per lavoro vi tornano abbandonandosi alla nostalgia di sapori e odori mai dimenticati. Strana terra questa Sicilia: bella. Di una bellezza che però talvolta riesce a essere offuscata da una Sicilia brutta e trascurata. Solare e luminosa, la Sicilia; ma a volte cupa e opprimente. Terra di aspre contraddizioni; le stesse che si agitano nell’anima di ogni siciliano. Scriveva Vittorio Nisticò, grandissimo direttore del quotidiano L’Ora: “A pensare a certe complessità del nostro temperamento, c’è da domandarsi talvolta se in fondo i siciliani non vadano classificati in due categorie: i siciliani di scoglio e i siciliani di mare aperto. I primi potrebbero essere quelli che restano quasi abbarbicati ai luoghi natali e alle tradizioni, fatti dalle nostre dure esperienze di popolo scontrosi e diffidenti, e a ogni modo morbosamente gelosi di tutto ciò che è siciliano, compreso ciò che viene rimproverato. Siciliani di mare aperto potrebbero essere quelli, molto meno numerosi, che come un’inquietudine del sangue si portano dentro il senso dell’evasione e dell’avventura, e tendono e si spingono al largo, con una eccezionale capacità di adattamento ai posti più vari e più lontani della terra dove spesso finiscono col costruire il proprio destino. Ma come accade che spesso a prendere il largo sono anche i siciliani di scoglio, costretti ad emigrare per le vie del mondo in cerca di un lavoro e di un pane che qui gli sono mancati e si muovono fuori come esuli che sognano solo di tornare e morire accanto al proprio scoglio, così non si può dire che i siciliani di mare aperto siano meno siciliani degli altri o meno legati alla propria terra. Solo che essi portano la Sicilia come un pezzo di terra e di cielo che amano ripiantare altrove, in un clima diverso, lontano dalle difficoltà e dai problemi che hanno sempre reso drammatica la nostra esistenza di popolo”. Abbiamo voluto aprire il nostro giornale con una riflessione sposandone implicitamente il contenuto. Una citazione che è intimamente nostra, che appartiene a questa direzione, a questa redazione, all’editore, e che appartiene soprattutto ad una giovane collega della quale sfoglierete alcuni articoli. Il filo conduttore è nelle pagine, nelle foto, nella composizione grafica, che spero possiate apprezzare, dall’inizio alla fine.  

di Fabio Pace

 

QUESTA TERRA È (02)

 “(…) essi portano la Sicilia come un pezzo di terra e di cielo che amano ripiantare altrove, in un clima diverso, lontano dalle difficoltà e dai problemi che hanno sempre reso drammatica la nostra esistenza di popolo”.  Vittorio Nisticò, “L’Ora”, 7 giugno 1960.Siciliani di scoglio e siciliani di mare aperto, ieri e oggi. Una definizione sciasciana, poi argomentata dalla penna di Vittorio Nisticò, eccellente giornalista palermitano. Due modelli che spesso Andrea Camilleri cita per meglio spiegare la “sicilitudine”, di quella condizione di esule che pervade chi dalla Sicilia si allontana… per scelta o per necessità. Attualissimo argomento, visto che ci sono intere generazioni emigrate altrove per lavoro o per studio, e proprio chi scrive, lo fa da una distanza di non meno di mille e trecento chilometri.

 

Caro turista,
questa terra è … il sacrificio di molti giovani coraggiosi che ogni giorno lasciano questi lidi per inseguire una possibilità; è il sacrificio di molti genitori che rinunciano ai riti di una famiglia e si rifugiano nell’attesa di un telefono che squilla. Ad ognuno di loro piace pensare che si riuniranno un giorno, che l’amato figlio tornerà e che affronterà, con ancor più coraggio, la sfida di vivere qui, “accanto al proprio scoglio”. È vero, dipenderà da lui, se sarà un siciliano di scoglio o uno di mare aperto, ma dipenderà soprattutto dalle possibilità che questa terra saprà offrirgli. Questa terra è la difficoltà di vivere trovando un lavoro, di pensare in positivo aspettando la crescita, di sperare che “tanto questa terra è così bella che qualcuno prima o poi se ne accorgerà”. Questa terra è guardare lontano, accettare di percorrere la strada più dura, schivando strette di mano e scorciatoie. Questo non è un appello, caro turista, è solo qualcosa che pensiamo tu debba sapere. Ti abbiamo raccontato di luoghi incantati dove il tempo sembra si sia fermato, della millenaria cultura e del suo popolo che l’ha custodita gelosamente preservandola dal tempo. Tutto questo è ricchezza. Ma siamo convinti che il viaggio sia una dimensione, che il brutto abbia pari dignità di essere vissuto del bello, e che entrambi, in fondo, siano pennellate diverse sulla tela di un quadro. Solo quando si tornerà a casa si vedrà l’opera ultimata, da lontano. Se credi di aver toccato l’anima di questi luoghi; se pensi di aver respirato il vento mentre soffiava, di averne colto anche la salinità; se ti sei emozionato perché eri stato mille volte al mare, ma non avevi mai capito cosa significa viverlo; se tutto questo l’hai sentito vicino al cuore, sappi che…Questa terra sarà, e forse anche per merito tuo, se oltre ad apprezzarla saprai rispettarla, aiutarla e farla crescere.

 

di Laura Di Trapani