Pomodoro. Più che un ingrediente un rito.

Il pomodoro è certamente uno degli ingredienti irrinunciabili della gastronomia siciliana tout court. Presente in quasi tutte le ricette che hanno reso celebre quest’isola, si arricchisce però di una simbologia specifica che ne aumenta il valore. È simbolo di accoglienza perché riempie di colori le case e i balconi nella sua veste scenografica. La cosiddetta ‘pennula’ non è altro che il pomodoro appeso ai muri per essere conservato durante i mesi invernali. È consueto trovarlo accanto ai fichi secchi o ai ‘pisci sicchi’, i pesci secchi appesi fuori dall’uscio di casa. Poter avere del pomodoro fresco tutto l’anno rappresenta una grande fortuna per chi non si accontenta di un pomodoro privo di sapore e magari prodotto in serra. Accoglienza però è anche ‘a pasta ca sarsa’, la pasta con la salsa di pomodoro, servita nelle case siciliane come il piatto più semplice e veloce che si possa realizzare al momento. È facile infatti che a un turista o ad un qualsiasi avventore venga proposto un piatto di pasta con la salsa accompagnato magari da due melanzane fritte che lo arricchiscono di sapore. Intorno al pomodoro poi, si celebra ogni fine estate, un rito familiare, quello della preparazione della salsa. Sarà fortunato il turista che viene invitato ad assistere a questo momento di unione familiare. In genere è la donna più anziana a dettare le regole di questa tradizione a cui partecipano tutti, dagli adulti ai bambini. Ai più piccoli è riservato il momento iniziale, quello dello ‘spiricuddrare’, ovvero privare il pomodoro del picciolo. Segue il lavaggio e, dopo un ricco soffritto di cipolla e aglio, il pomodoro viene definitivamente inserito in grandi pentoloni per la cottura, che in genere dura delle ore. Ma non finisce qui, perché dopo la cottura bisogna passare il pomodoro al setaccio ed infine imbottigliare il tutto con tanto di tappo a corona. Dopo una fatica simile, tutta la famiglia godrà di litri e litri di salsa per tutto l’anno, salsa che, come si è detto prima, verrà stappata per condire la pasta nelle giornate in cui “proprio non si riesce a cucinare di meglio”. La ritualità della salsa è presente nell’immaginario collettivo di qualsiasi siciliano che, sin da bambino ha cominciato con lo ‘spiricuddrare’ il pomodoro fino ad arrivare ad imbottigliarlo da adulto ed a conservarlo con molto orgoglio nel ripostiglio. Altri modi di conservare il pomodoro durante i mesi invernali sono il pomodoro secco, tagliato a metà e messo ad essiccare al sole sui graticci, o i pelati fatti in casa. Qui il pomodoro viene messo a bollire pochi minuti, viene privato della buccia, tagliato a pezzettoni e conservato in barattoli di vetro con basilico e olio per poi essere sterilizzato. I profumi che ne fuoriescono all’apertura della confezione ve li lasciamo immaginare. Insomma sembra proprio che quello tra i siciliani e il pomodoro sia un amore talmente grande da diventare una necessità, qualcosa di irrinunciabile.  Amore che si nutre di semplicità e della consapevolezza che mal che vada “ci scappa sempre un piatto di pasta cà sarsa”.

di Laura di Trapani