Trapani, a passeggio nell’architettura

ITINERARIO POCO NOTO DALLA GIUDECCA E VIA BADIELLA  DI TRAPANI
di Francesca Adragna e Fabio Pace

Racchiuso tra le antiche mura di Tramontana ed il Bastione dell’Impossibile, il centro storico trapanese si dipana in vicoletti in cui si nascondono brandelli di storia dei sicani, mischiati e confusi con arabi, normanni, ebrei e spagnoli. Le tracce di un’economia contadina, marinara ed estrattiva, affiorano dalle architetture frutto delle tradizioni, come dei bisogni e dei capricci di un popolo talmente ecumenico da inglobare quasi l’intero patrimonio antropologico. Oltre ai consueti percorsi, suggeriti dalle mappe e dal senso logico, Trapani conserva tracce di una storia segreta e privata: vi conduciamo in una breve passeggiata a partire dal quartiere della Giudecca proprio dalla via omonima, dove un tempo si dipanava il quartiere ebraico, e dove ancora oggi c’è l’edificio di origine catalana “plataresca” voluto dalla famiglia Ciambra. Una torre che ha subito diversi rimaneggiamenti, ma che conserva dell’originaria struttura  del XVI secolo un grande portale a cunei le cui finestre, ricche di cornici e colonnine si affacciano su un prospetto bugnato a punta di diamante. In passato, fino alla fine dell’8oo ed i primi del ‘900 proprio l’asse della via Giudecca veniva chiamato “u’ spitalettu” in memoria della presenza di un ospedale ebraico scomparso nel 1492 con la cacciata degli ebrei. Dalla via Giudecca si entra attraverso la via Catito nel “curtugghio”, slargo attorno al quale si sviluppava la vita comune di vicinato. Proprio in piazza Catito si può osservare, nascosto dietro in cancello, ciò che sarebbe rimasto dell’abside della antica sinagoga, oggi muro di cinta del giardino del seicentesco Palazzo Staiti. Tornando indietro verso la via Galvano si può osservare ciò che rimane di un antico fondaco, con il suo portone ad arco, che fino al 1980 ospitò un fabbro. La via Galvano, che corre lungo Palazzo Staiti, si apre sulla via Mercè ove c’è l’ingresso del palazzo nobiliare, e da qui verso la Piazza San Francesco di Paola dominata dalla chiesa omonima, con il suo rosone. Se siete fortunati potete gettare uno sguardo all’androne di Palazzo de Filippi. Dalla piazza risaliamo in direzione di via San Francesco di Paola dove osserviamo i resti del rinascimentale Palazzo Nobile. Proseguendo per di via Badia Grande dinanzi a noi si staglia la torre campanaria di San Domenico, torre ottagonale normanna. A destra, incongruo nello slargo, il portale di una chiesa. Residuo della cappella del convento di San Giovanni distrutta durante la seconda guerra mondiale e rimontato in via Orfane dal primo soprintendente di Trapani, l’architetto Decio Marrone. Vale la pena arrivare fino a piazzetta San Domenico e qui osservare il rosone della omonima chiesa. Non si può fare a meno di notare come il portone laterale della chiesa sia a più di un metro e 50 da terra. Le scale furono eliminate per far posto alla strada. Da piazza San Domenico pochi metri, fino a via Sette Dolori dove c’è, il portale trecentesco di casa Pilati e volgendo lo sguardo verso l’alto le bifore e le trifore. Più avanti in via Badiella, molto malmesso un altro arco trecentesco immette su un cortile privato.