Verdure spontanee di Sicilia

ALLA SCOPERTA DI BURRANIA, CAVULICEDDI, TINNARUME E FINOCCHIETTO
di Alessandra Caputo

“L’aspetto esteriore di una pianta è solo metà della sua realtà”, scrisse Johann Goethe. E noi, in Sicilia, lo sappiamo benissimo. La cultura del consumo sembra essersi impadronita di ogni aspetto del nostro vivere. Risponde alle nostre richieste, ai nostri impeti di desiderio nel giro di pochissimi minuti. Le nostre tavole ne costituiscono uno dei sintomi più evidenti. Basta un click sul nostro smartphone perché arrivino dritti nelle nostre case pietanze invitanti e succulente: dalla pizza al sushi, dal Kebab ai tortellini, dall’hamburger all’anatra con salsa di soia. Insomma cosa volere di più? La verità è che il ritorno alla biodiversità e alla vendita di prodotti a chilometro zero, ormai sempre più crescente, rappresenta già un sintomo di stanchezza. La generazione dei nostri nonni si nutriva delle cosiddette verdure spontanee che in Sicilia offrivano sostentamento soprattutto nei periodi di estrema povertà, non dimenticando che, una volta, erano proprio le stagioni a regolare l’alimentazione. Crescono sul ciglio delle strade di campagna, nei boschi incolti, lontano dai terreni adibiti alla coltivazione, estranee ai fertilizzanti, ai diserbanti e a tutto ciò che si riferisce alla grande distribuzione alimentare. La zona rurale del trapanese offre innumerevoli varietà di verdure commestibili. Come rinunciare nel periodo autunnale alla pasta ca’ burrania? È la borragine a diventare un delizioso ingrediente per primi e secondi piatti. Questa pianta erbacea, oltre a costituirsi come preziosa per i nostri piatti, è sempre stata nota nella cultura della medicina popolare per le sue qualità disintossicanti e benefiche. Impossibile rinunciare al finocchietto selvatico, pianta dalle note proprietà aromatiche, ingrediente essenziale della pasta con le sarde. Anticamente il finocchietto selvatico veniva oltretutto raccolto perché considerato estremamente efficace per le donne in fase di allattamento e per le sue proprietà curative. U tinnarume è invece il fogliame delle zucchine, importante quanto lo stesso ortaggio e condimento per una fresca pasta estiva. Le foglie di tinnarume si mettono semplicemente a bollire. A mezza cottura si cala la pasta. Condire con abbondante olio d’oliva. Irisinne a cavuluceddi (andare a raccogliere cavoli selvatici) è un detto che anticamente veniva attribuito a coloro che si procuravano il cibo autonomamente in campagna, appunto andando a cavuluceddi. Lessati e successivamente passati in padella con l’aglio, utilizzati come contorno per la salsiccia alla brace con l’aggiunta di pomodori secchi, bolliti e gustati semplicemente con olio e sale, i cavuluceddi costituiscono uno dei contorni più saporiti della gastronomia siciliana, a cui, durante il periodo autunnale, difficilmente si rinuncia. A questi si aggiungono sinapi, gira, asparagi, musulechi ecc. dai quali è possibile ricavare appetitose ricette alla riscoperta della tradizione e dei suoi sapori. È un’arte raccogliere le verdure in Sicilia. Questa si tramanda, rivive all’interno di un ordine naturale, forse all’insegna di un’esigenza arcaica e primordiale di ripristinare un legame, un contatto con una madre terra che si fa ancora una volta guida dell’uomo, garantendo la sopravvivenza delle sue radici, delle sue origini contadine dovute e imprescindibili.