VIVA MARIA

IL CULTO MARIANO TRA FEDE E TRADIZIONE

«U viaggiu a Maronna», è il pellegrinaggio che vede decine di fedeli muovere dalle loro abitazioni, talvolta a piedi scalzi come usava un tempo, recarsi in preghiera presso il Santuario dell’Annunziata di Trapani. Nel dialetto trapanese non esiste la parola pellegrinaggio surrogata con maggiore efficacia dal siciliano “viaggiu”. Perché di un viaggio interiore si tratta, come lo sono i più noti pellegrinaggi lungo la via francigena o verso il celeberrimo santuario di Santiago de Compostela. Soli con se stessi per chilometri, in preghiera; soli con i propri pensieri, ricordi, desideri che divengono essi stessi preghiera. La tradizione mariana è celebrata in particolare durante «a quinnicina», il periodo di preghiera dedicato alla Madonna di Trapani, dal primo al 15 di agosto, giorni in cui i fedeli, giunti talvolta da luoghi lontani, attendono di entrare nel Santuario per adorare il simulacro (opera di Nino Pisano, datata XIII secolo e da allora in custodia all’ordine dei Carmelitani, giunti dalla Palestina al termine della sesta crociata). Tutto il popolo siciliano ha un forte legame con il culto della Madre di Cristo; ciò appare di massima evidenza oltre che a Trapani anche ad Erice e Custonaci, Castellammare del Golfo, Marsala. Tradizione radicata da secoli, ciò che emerge è la autenticità del sentimento popolare, unico al quale bisogna guardare per comprendere la sincera devozione che si traduce nella «quinnicina» e nel «viaggiu a Maronna». Leggenda vuole che la statua giunse a Trapani via mare, su un vascello proveniente dalla Terra Santa scampato al naufragio, che mai riuscì a ripartire, che i trapanesi misero il simulacro su un carro trainato dai buoi e che questi, si fermarono, irremovibili, proprio nel punto dove poi fu edificato il Santuario. Verità storica, che prova il legame dei trapanesi con la statua, è il tesoro dell’Annunziata: gioielli in oro e corallo e oggetti liturgici, raccolti nel corso di sette secoli, alcuni esposti nel vicino Museo Pepoli, tutti ex voto per grazia ricevuta. Significativi anche i quadri (datati ‘700, ‘800 e primi ‘900) conservati nel Santuario che raccontano miracolosi salvataggi in mare di pescatori e naviganti, e altrettanto prodigiose guarigioni. Patrona di Erice è la Madonna di Custonaci che si festeggia l’ultimo mercoledì di agosto. Anche in questo caso il quadro (datato XV secolo) sarebbe giunto miracolosamente dal mare. Culto “modernizzato” nelle acque della Baia di Cornino (Cala Bukuto) dove secondo leggenda approdò il quadro, con il posizionamento sul fondale di 13 metri di profondità di una statua della Madonna di Custonaci in marmo perlato di Sicilia. Chi svolge attività subacquea potrà visitar la e apprezzare anche i fondali marini. Il culto mariano nell’agro ericino, comunque, sarebbe riconducibile ai riti pagani della Venere Ericina. La Madonna della Cava, patrona di Marsala, si celebra il 19 gennaio. Il santuario è una grotta dove il simulacro della Madonna venne ritrovato (dopo un sogno rivelatore ad un sacerdote), all’interno di unpozzo nei primi del ‘500.