I ruderi di Poggioreale

Memorie di un paese fantasma

I ruderi di Poggioreale conservano la memoria di una comunità. L’altare spoglio di un’antica chiesa, messo a nudo. Attraverso lo squarcio di un muro diruto, i colori allegri di un affresco. Una sedia scompagnata, come posta lì per sbaglio, in mezzo alla strada. Passeggiare per le vie di un paese fantasma come Poggioreale Vecchia è un’esperienza singolare. Il paese, un tempo vivace borgo agricolo, ha subito la stessa sorte degli altri centri della valle del Belice, dopo il violento terremoto nel 1968.

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Più di duemila anni di storia

Poste sul pendio della collina detta “Monte Castellaccio” o “Elimo”, i ruderi di Poggioreale dominano un’ampia valle.

Il paese, fondato nel 1642 come centro contadino gravitante nell’orbita della vicina Gibellina, sorge in un’area intensivamente antropizzata sin dalla preistoria. Si datano infatti all’età del bronzo i più antichi ritrovamenti nella zona che provano l’esistenza di un villaggio indigeno ellenizzato sul Monte Castellaccio.

La denominazione del Monte “Elimo” rimanda alla ipotesi che vorrebbe il rilievo sede dell’antica Elima, città fondata da Enea e da profughi troiani, secondo Dionigi di Alicarnasso.

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Le pietre ci parlano

Corso Umberto I è l’asse principale dell’abitato: sfilano davanti agli occhi i luoghi della vita quotidiana, alcuni distrutti, altri ancora in piedi: la macelleria, la scuola elementare, la biblioteca, il municipio. Sulla sinistra, la chiesa di S. Antonio da Padova è riconoscibile per il portico a colonne rosse con capitelli corinzi. Messa in sicurezza, è visitabile anche all’interno. È l'edificio religioso meglio conservato del paese.

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Chiesa S. Antonio da Padova

Poco distante il piccolo teatro ottocentesco. I ripetuti crolli hanno portato alla vista i palchetti, svelandone la struttura elegante. Dal corso si giunge in Piazza Elimo. Un tempo salotto della vita cittadina, è dominata dall’ampia scalinata che conduce alla chiesa matrice, di cui restano solo alcuni muri e cappelle laterali. Un giro fra le sue rovine, con la dovuta prudenza, può regalare al visitatore scorci interessanti, come i fregi dalle forme femminili, mutili ma belli, che ornavano l’altare maggiore.

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Chiesa Matrice

La natura riprende possesso

La natura domina i ruderi di Poggioreale. L’erba alta si presenta come ostacolo imprevisto al curioso che si accinga a esplorare le viuzze interne, i rampicanti soffocano i muri, gli alberi invadono le case, con le radici svellono le strade, avviluppano dal profondo il paese in una morsa, lo trascinano in una decadenza che sembra inarrestabile. Arma a doppio taglio per il centro che ha visto svanire pregevoli opere architettoniche sotto i colpi del tempo, acquisendo contemporaneamente quell’aspetto malinconico che è il suo più grande fascino.

Il guardiano della città fantasma

Forse inseguendo una strana malia, fotografi e telecamere si aggirano fra i ruderi di Poggioreale, mentre pastori con i loro greggi appaiono e scompaiono repentinamente. Eppure non bastano le loro presenze per cancellare l’atmosfera solitaria del borgo, che sembra inabissarsi irrefrenabilmente nell’oblio assieme alla memoria della sua storia millenaria.

A combattere per non farne morire la storia, le anime, le voci di un'intera popolazione c'è Giacinto “Gino” Musso, "il guardiano della città fantasma". Una testimonianza preziosa che ci viene restituita dal canale youtube Fuoririga, di Gero Tedesco e Michele Ruvolo, che proprio a Poggioreale ha dedicato il suo video di apertura di una serie preziosa e delicata sulla Sicilia (https://www.youtube.com/watch?v=aa_-33iojRM&t=725s)

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