Il Museo Pepoli, uno scrigno di tesori

Il direttore Luigi Biondo ci guida tra le sale e le opere d’arte

Il Museo Pepoli, nacque nel XIII secolo come convento carmelitano, dal 1906, per volontà del suo fondatore, Agostino Sieri Pepoli, è il museo della città di Trapani.

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Questo scrigno di tesori, organizzato in oltre 6300 metri quadrati su due piani, viene raccontato ai lettori di Piacere Sicilia da Luigi Biondo, direttore del museo, che ci accoglie ai piedi del monumentale scalone progettato quasi quattrocento anni fa, dall’architetto Giovan Battista Biagio Amico.

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«Il Pepoli è un museo di “collezioni”, - spiega Biondo - a partire da quelle delle famiglie trapanesi Fardella ed Ernandez, e dei pezzi conferiti dal Pepoli, cui poi si aggiunsero negli anni opere d’arte provenienti dalle Chiese trapanesi passate al patrimonio dello Stato e successivamente provenienti dalle chiese distrutte dalla guerra».

Al piano terra del Museo Pepoli c’è la grande sala dove trovano allocazioni le sculture rinascimentali di Antonello Gagini e della sua scuola che vengono dal confinante santuario dell’Annunziata.

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Ultima cena - particolare del ciborio di Giacomo Gagini, 1562

Passando dall’aula capitolare e davanti allo scalone monumentale c’è l’inquietante ghigliottina: «Un marchingegno - racconta Biondo - che ha un suo fascino orrorifico che ha svolto la sua disgraziata funzione fino al 1866 anche su commissione nei paesi vicini».

È una delle poche ghigliottine perfettamente conservate che si trovano in Europa. A fianco la sala dei cimeli garibaldini sui quali campeggia la bandiera del Lombardo, una delle due navi che sbarcarono i mille a Marsala: «la bandiera fu donata da Garibaldi ad Antonino Strazzera, marinaio trapanese che a largo delle Egadi, incrociò le due imbarcazioni e le condusse nel porto di Marsala, lontano dalle unità da guerra borboniche».

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Le esposizioni del Museo Pepoli si offrono a diverse chiavi di lettura; per esempio, riflette Biondo lungo i corridoi della pinacoteca, «il rapporto tra sacro e profano, con i culti al femminile, Venere da una parte e le Madonne dalla parte, o anche nel mito, Europa da una parte e Sant’Agata dall’altra».

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Lo stesso dualismo lo si può leggere nei coralli e nei pezzi della cultura locale trapanese. Nella quadreria di assoluto rilievo «l’opera del Maestro del Polittico di Trapani, il San Francesco di Tiziano, la Madre Terra e la grande Natura Morta del pittore fiammingo Brugel, il quadro di scuola divisionista di Giacomo Balla raffigurante il ministro trapanese Nunzio Nasi»

Il Museo Pepoli offre servizio wi-fi e Qr-code per fruire di audio guide dinamiche attraverso tablet e smartphone, o informazioni sulle opere tratte da schede internet. Per le opere in corallo i Qr-code consentono il collegamento ad immagini che permettono di guardare il retro dell’opera esposta «e vedere per esempio la finezza di alcuni lavori di oreficeria realizzati con la particolare tecnica trapanese del retro incasso in cui si forava il metallo si inserivano i pezzi di corallo da dietro fermandoli senza l’uso di colle o resine, una cosa sbalorditiva».

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Il Pepoli ospita una delle più importanti raccolte di gioielli e coralli, ed una ricchissima raccolta di statuine per presepi in tela e colla e presepi interi di diversi materiali.

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Alcuni preziosi rosari sono stati dati in prestito alla mostra sulla Sindone di Torino; un paio di pezzi legati al cibo, tra cui una saliera di fine del XVII secolo in rame dorato e corallo finemente lavorato, sono stati invece in mostra all’Expò di Milano.

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