LA SCALA ALLA TRAPANESE. UN’ARCHITETTURA NOSTRANA

di Paola Corso

La Scala alla trapanese è una particolare scala sospesa, di pietra monoblocco a vista, legata al sistema costruttivo in uso nell’architettura civile trapanese dall’800 fino a metà 900 e in alcuni casi usata come collegamento tra le terrazze esterne. Nella forma più semplice è costituita da un’unica rampa di ampiezza limitata, ma esistono modelli con più complesse caratteristiche geometriche come quelle elicoidali. Frutto di una felice e ormai rara collaborazione tra progettista e maestranze, queste scale nascevano dai minuziosi e dettagliati disegni esecutivi, che uniti all’eccellente esecuzione del taglio degli elementi lapidei creavano soluzioni di grande interesse dal punto di vista architettonico e costruttivo; soprattutto se consideriamo che non vi erano sostegni intermedi o elementi portanti. L’arditezza delle soluzioni proposte costituisce, infatti, una prova delle capacità tecniche e delle conoscenze statiche del progettista e delle maestranze coinvolte.
L’operazione di montaggio dei singoli conci veniva effettuata partendo dal gradino più basso, quello d’invito, che presentava sempre lunghezza e larghezza maggiore rispetto agli altri gradini e il più delle volte aveva una conformazione di tipo semicircolare. I gradini venivano inseriti nel muro per una profondità variabile a seconda della dimensione della scala e poi si muravano con un sottile strato di malta. Con un paziente lavoro, gli artigiani sagomavano la parte superiore dei gradini in modo tale da permettere incastri perfetti con il gradino sottostante. Ed è proprio il raccordo tra il bordo dello scalino e l’alzata del successivo a costituire l’elemento di maggiore interesse delle scale alla trapanese, visto che la sovrapposizione veniva fatta a secco senza alcun tipo di malta legante e dove gli unici “vincoli” erano costituiti dall’incastro a muro e da quello con il gradino sottostante. Una esecuzione che permetteva ai singoli scalini di reggersi autonomamente, consentendo di collegare sbalzi notevoli, sviluppi insoliti e adottata anche per soluzioni ben più complesse come quelle elicoidali o a “ventaglio”. La scala alla trapanese è realizzata in “pietra misca”, un marmo ampiamente utilizzato in città, sia nelle costruzioni sia come pietra ornamentale, ma che ormai è in disuso visto che le cave si sono esaurite a già dalla metà del Novecento. La lavorabilità di questa pietra locale, unita alla sua elevata resistenza e alle buone caratteristiche meccaniche, faceva prediligere questo materiale, in modo da garantire una perfetta esecuzione. Nella cava si eseguiva la sbozzatura dei pezzi, mentre in cantiere questi venivano rifiniti in modo da conferire la forma desiderata e permettere gli incastri. Infine la pietra veniva “bocciardata” per rendere scabra la superficie. La scala alla Trapanese spesso stupisce per gli elaborati e insoliti sviluppi delle rampe e raggiunge la sua massima espressione artistica quando si accompagna ad una ringhiera in ferro battuto, anch’essa occasione ed esempio di abilità artigianale.