POSIDONIA. LA PIANTA CHE FA RESPIRARE IL MARE

Guardiamo con più rispetto la posidonia
di Paola Corso

La Posidonia colonizza i fondali marini con praterie che sopravvivono solo con valori di salinità costanti, una forte illuminazione, temperature tra i 10 e i 28°C, acque molto pulite. La sua presenza è indicatore della salute del mare. Contrariamente a quanto si immagini la Posidonia non è un alga, ma una pianta composta da radici, fusto, foglie e fiori; è il risultato dell’adattamento alla vita acquatica di piante superiori che, circa 120 milioni di anni fa, si sono trasferite dalla terra ferma al mare. La Posidonia è uno dei produttori primari di ossigeno, tanto da essere paragonata alle foreste tropicali. Una risorsa indispensabile in grado di sequestrare CO2 dall’atmosfera, regolare l’acidità delle acque e rilasciare ossigeno. La scomparsa di queste aree verdi marine, oltre a compromettere la salute del mare, influisce sul riscaldamento globale. Ma la presenza della Posidonia spesso provoca delusione. Le immersioni nei luoghi dove è presente non sono tra le più ambite perché il paesaggio appare monotono; anche se la vegetazione, che fa solo da “sipario” al variegato mondo sottomarino, con le sue lunghe foglie rende l’ambiente simile a quello del sottobosco della macchia mediterranea; dove i piccoli animali vivono e si riproducono al riparo dai grandi predatori. Le foglie che si staccano e si accumulano lungo le coste, danno l’impressione di un mare sporco; divenendo un deterrente per i bagnanti e creando problemi per la fruizione delle spiagge. Invece i cumuli di Posidonia (banquettes) proteggono le coste dall’erosione e dalle mareggiate, attutendo l’azione delle correnti e del moto ondoso e sono quanto di più naturale possa esserci. La Posidonia è una risorsa indispensabile ma molto vulnerabile e fragile e se danneggiata, occorrono secoli per recuperarla. L’Unione Europea ha individuato e denominato alcune aree del mediterraneo “Habitat Prioritario e Patrimonio Mondiale dell’Umanità”; in Italia, il Servizio Difesa Mare del Ministero dell’Ambiente, ha prodotto una mappatura delle praterie di Posidonia per meglio valorizzarle e salvaguardarle. L’Area Marina Protetta delle Isole Egadi ospita una delle più vaste praterie di Posidonia del Mediterraneo. L’AMP ha creato dei campi boe per favorire l’attracco delle imbarcazioni nelle baie, evitando di danneggiarla o estirparla durante l’ancoraggio. Sicuramente si potrebbero incrementare i piani per sfruttare l’eccesso di Posidonia spiaggiata, trasformandola in concime naturale ricco di oligominerali, isolante termico ed acustico o materiale da imballaggio; ma nel frattempo è importante comprendere il valore di questa vegetazione e imparare a guardarla con occhi diversi, consapevoli che questa ci garantisce un mare pulito e che è un elemento indispensabile per l’ecosistema. Dovremmo prodigarci nel pulire le spiagge dai veri rifiuti, non quelli che lascia la natura, capendo che la Posidonia e i suoi resti sulle spiagge sono indice di alta qualità ambientale, in modo da convivere con questa importante risorsa senza storcere troppo il naso.

Ph: Daniele Corsini