SAN VITO LO CAPO. LA PREGHIERA DEL MONACO

COME RAGGIUNGERE LA CIMA DELLA MONTAGNA DI SAN VITO
di Memmo Gambina

Oltre le colline che separano il golfo di Bonagia da quello di Makari, oltre la costa che un tempo era custodita solo dalla meravigliosa grandezza del mare, oltre la baia di Makari che ospita i tramonti più belli di tutto il territorio trapanese, domina maestoso Monte Monaco, che veglia sulla antica Egitarso (oggi San Vito Lo Capo, in memoria del giovane martire cristiano, che in questo piccolo paesino sulle rive del mare, si dice, trovò riparo). Monte Monaco è alto poco più di 530 metri, tuttavia sufficienti per poter ammirare l’intera costa sud occidentale: da San Giuliano (l’odierna Erice) alla Cala del Firriato, posando, inevitabilmente, lo sguardo su tutto il promontorio di capo San Vito che, da est ad ovest, disegna il suo tracciato. Il monte deve il suo nome allo sperone di roccia lievemente staccata dal massiccio e che la fa risaltare, osservandola da vicino, assumendo la forma di un monaco raccolto in preghiera. Per i più romantici, invece, quei due roccioni danno vita ad un soprannome e a una immagine ancora ancora più suggestivi, vale a dire “le montagne che si baciano”, poiché è questa l’immagine prospettica che si coglie, provenendo da Makari, avendo l’impressione che le due rocce si avvicinino unendosi in un bacio. Un intreccio tra storia e leggenda narra che da quelle parti sia sepolta l’antichissima città di Conturrana, travolta dalla frana staccatasi dalla montagna per volere divino come punizione per gli abitanti che male accolsero il giovane Vito e i suoi tutori Crescenza e Modesto. Monte Monaco è la meta preferita di tanti appassionati di outdoor, dal climbing alla bike, dall’enduro all’escursionismo. I suoi sentieri sono sempre molto battuti, anche se privi di manutenzione e di un’adeguata segnaletica, ma basta seguire il proprio intuito e perdersi diventa impossibile. Sono tre le vie d’accesso per raggiungere la cima. La più semplice è anche quella meno faticosa: seguendo le indicazioni per la riserva naturale dello Zingaro, dopo qualche chilometro il bivio per “Zarbo di Mare”, inizia sulla destra una strada bianca  un po’ malconcia, che porta su, percorribile anche in auto 4×4. Il sentiero ufficiale, invece, è per nulla segnalato: una vecchia mulattiera nascosta in mezzo ai cespugli, che gli abitanti del luogo un tempo percorrevano a piedi o con gli animali da soma. Per trovarla, prima di arrivare a San Vito, occorre svoltare a destra per la strada comunale Mondello, la stessa che conduce allo Zingaro, quindi, dopo poche centinaia di metri, lasciare la strada asfaltata e immettersi su una strada bianca senza nome, in prossimità della prima curva; a quel punto, continuare a salire finché non spunta il cartello che ne indica il sentiero, ma il percorso più suggestivo è proprio accanto, proseguendo sulla destra, appena prima del cartello, c’è un sentiero nascosto che conduce a una vecchia cava abbandonata, dalla quale si continua a salire, in compagnia di qualche mucca al pascolo, fino a raggiungere la vetta segnata da una grande croce, dalla quale ascoltare silenziosamente… il soffio del vento: la preghiera del Monaco.

Ph: Memmo Gambina