Buseto Palizzolo, come vivere tra campagna e città

La natura si riprende i suoi spazi

Buseto Palizzolo e San Vito Lo Capo, paesi dell’agro ericino, hanno una singolare particolarità che li distingue dagli altri comuni. La componente identitaria degli abitanti è l’elemento naturale: la spiaggia per San Vito; il bosco per Buseto. Un legame storico e antropologico che ci permette di affermare, come in una identità matematica: Buseto Palizzolo è il bosco di D’Arcudaci; il Bosco D’Arcudaci è Buseto Palizzolo. Il nome deriva dal termine Arcu d’Aci, riferito prima ad un casale arabo e poi ad una baronia.

Buseto Palizzolo, come vivere tra campagna e città - 1
Ph: Andrea Candela

Il bosco di Scorace

L’area boschiva, di proprietà demaniale, più frequentemente nota come Bosco di Scorace, si sviluppa su una distesa collinare di 750 ettari di pini, cipressi, lecci, querce, fiorellini di campo, rare varietà di funghi, cespugli di erbe aromatiche, e frutti di bosco come il corbezzolo, il mirto, le more selvatiche. Un patrimonio di biodiversità in gran parte andato distrutto con l’incendio del 18 agosto. Ma come sempre accade, se si lascia fare alla natura, la resilienza delle piante ad un anno dalla devastazione, sta avendo la meglio. I cittadini di Buseto hanno compreso che anche questa è una occasione per promuovere il loro territorio. Il bosco in piena ripresa è un aspetto forse poco conosciuto, anche da coloro che in passato lo hanno frequentato. Ci sono l’area dei querceti e le sugherete rimaste intatte; mentre sono in ripresa le roverelle, ed anche il sottobosco sta riprendendo vita.

La natura riprende i suoi spazi

La ferita più grave è in quelle zone che, nel passato, forse poco accortamente, sono state rimboscate con le conifere. I busetani, insomma, sono orgogliosi del loro bosco e pur consapevoli delle ferite che l’incendio vi ha arrecato lo considerano attrattivo e interessante da visitare. I sentieri sono percorribili anche se prudenza vuole che è meglio non attraversare le aree delle conifere dove gli alberi, anche se in piedi, sono morti. È però interessante osservare i germogli, le foglie nuove che prendono posto su rami bruciacchiati di Eucalipti e Roverelle, i fiori che crescono più colorati e forse perfino più profumati, non più coperti dall’ombra degli alberi. Per paradossale che possa apparire camminare anche tra le piante in parte bruciate dalle fiamme alimenta un sentimento di profondo rispetto per la natura e di repulsione per la mano criminale dell’uomo. I busetani non si sono arresi alla devastazione ed il Comune, come già prima dell’incendio sta lavorando sul progetto de “La porta del Bosco”, che prevede la ristrutturazione del borgo rurale di Bruca con alloggi e strutture per favorire l’accesso al bosco. Sono previsti anche alloggi per scout ed escursionisti e da li poi si potrà accedere ai sentieri che saranno sistemati e riadattati all’interno del bosco di Scorace.

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Bosco Scarace (Ph: Maria Rosa Castiglione)

Sassi che il fuoco non ha consumato

Le fiamme hanno risparmiato, ovviamente, i massi. Non è banale sottolinearlo perché il bosco di Scorace offre spunti per una pratica sportiva relativamente giovane: il bouldering. Ci si arrampica a mani nude, con il solo aiuto di polveri di magnesio e scarpette flessibili, sui massi. Nel bouldering i massi, per una altezza massima di una decina di metri, possono essere naturali o artificiali, ma nel bosco di Scorace, sono stati già identificati e mappati dagli esperti della disciplina una decina di questi enormi massi sui quali ci si può arrampicare.

I Bagli: l'altra anima di Buseto

Il trekking può spingersi oltre il bosco, nell’intorno dell’agro busetano alla scoperta dei “bagghi” (bagli), le antiche fattorie - fortezze, poi definitivamente convertite a residenza di allevatori e contadini e luoghi di produzione. Un vero e proprio circuito alla scoperta di queste antiche architetture rurali a cominciare dal più noto: Baglio Murfi, un must per chi ama la fotografia. Un massiccio quadrilatero con un contrafforte mastodontico, che racchiude un cortile interno, caratterizzato da un elemento a torre, dall’abbeveratoio, dalla chiesetta e da un pozzo “a cuba” di quelli tradizionali. È uno dei più belli del circuito. Sono almeno una ventina i bagli censiti nell’area di Buseto. Accessibili ma diruti sono i bagli Ragoleo, Badia, Colli, Ricevuto, Coppola.
Baglio Bombolone ha a pochi passi una rarissima colombaia struttura che ospitava i piccioni viaggiatori per scambiare i messaggi tra i presidi difensivi. Baglio Barone è privato e ben mantenuto, poco distante vi è l’ex mulino semi-diroccato.

Sono adibiti a strutture ricettive o aziende agricole i Bagli Maranzano, Fontana, Ancona, Anello, Bonura, Menta, Parecchiata.

Ognuno di questi bagli ha una storia da raccontare, ogni pietra parla. Ogni abitante di Buseto Palizzolo può raccontarvi la storia di alcuni di essi.

Il legame con la civiltà contadina

A Buseto è possibile visitare il Museo delle civiltà contadina.

Ma il legame con la terra lo si ritrova, come ovvio, anche a tavola. La cucina busetana, intimamente legata alla economia e alla cultura contadina, che riserva ai visitatori vere e proprie delizie: le busiate, pasta fatta rigorosamente “a mano”. Anticamente si usava il “buso” cioè lo stelo della “disa” (una pianta endemica della macchia mediterranea) o del “grano”, oggi la produzione non è distante dai metodi del passato. Un’altra pietanza antica che si sta nuovamente diffondendo è la “cassatella”. Non quella fritta, dolce, ma quella in brodo, salata, impastata con farina e acqua. Una sorta di raviolone ripieno di ricotta che come da tradizione, si cuoce nel brodo di gallina o di pecora.

Chilometro zero e chilometro buono

Quasi tutti i prodotti che vengono offerti nei ristoranti, nelle trattorie e negli esercizi pubblici di Buseto Palizzolo sono chilometro zero. Negli ultimi anni alcune aziende agricole hanno ripristinato l'antica coltivazione di alcune varietà di grano (come il Simeto o il Tumminia) e della Cicerchia (un legume la cui produzione era scomparsa). La “salsiccia pasqualora” è una specialità siciliana, diffusa in tutta l’isola, ma a Buseto, nelle macellerie del paese, viene interpretata ancora come nel passato. Una produzione che ha una sua ritualità e una sorta di “disciplinare” non ufficiale ma rigorosamente rispettato.

Buseto Palizzolo al centro delle mete turistiche

Infine il punto di forza di Buseto: la centralità geografica rispetto ai luoghi di maggiore interesse turistico. Una posizione baricentrica, rispetto a buona parte della provincia di Trapani. Si può scegliere di fermarsi a Buseto come base per le proprie vacanze e in mezz’ora di auto si riesce a raggiungere una grande quantità di luoghi interessanti dal punto di vista, turistico, storico, paesaggistico: Erice a due passi, la Riserva della Saline a un tiro di schioppo, ma anche Segesta e Selinunte non sono distanti; Castellammare del Golfo e Trapani, per le serate nei locali, o anche Marsala. E poi il mare: San Vito, Makari e la Riserva dello Zingaro, i Faraglioni di Scopello sono a pochi chilometri. Luoghi, e ne abbiamo citato solo alcuni, che la gente viene a visitare sapendo che sono poli attrattivi interessanti per mille ragioni. Fermarsi a Buseto Palizzolo e avere la possibilità di muoversi nell’intorno è un grande vantaggio.

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Buseto Inferiore (Ph: Andrea Candela)

Vocazione turistica tra campagna e città

Buseto Palizzolo, in un libro di urbanistica ormai datato più di 30 anni, è stato definito “comune rururbano”. Indicazione che va di pari passo con quella di “arcipelago Buseto”.
Il comune é composto da sette frazioni, immerse in una sorta di mare verde che danno l’idea di tante isole, in qualche modo interconnesse ma separate tra loro: Buseto Centro, Badia, Battaglia, Buseto Superiore, Pianoneve, Tangi e Bruca distante 11 chilometri dal centro. Ogni toponimo racconta una storia, a volte familiare, a volte di comunità. Le frazioni di Buseto Palizzolo sono distribuite su una superfice di oltre 72 chilometri quadrati in cui l’urbanizzazione è ancor legata anche al modo tradizionale di costruire le case: abitazioni singole, con giardinetti davanti e possibilmente alle spalle un ampio orto a addirittura un campo coltivato.

Buseto Palizzolo, quindi, si offre ai turisti e ai villeggianti come luogo ricco di una profonda tradizione agricola, come campagna, ma con i vantaggi di un centro urbano.

La storia di Buseto Palizzolo

Persino la fondazione di Buseto Palizzolo è legata alle attività agricole delle valli ericine. Buseto Palizzolo, sebbene di radice incerta, sarebbe un nome di origine araba. Il toponimo Busith appare per la prima volta, con altri casali di origine araba, nel Privilegium di Federico II di Svevia del 1241, una sorta di carta costitutiva dei territori di pertinenza del re che venivano dati in concessione abitativa. Palizzolo sarebbe, invece, il cognome, probabilmente italianizzato, di una famiglia di origine normanna. Il nucleo medievale divenne centro abitato nel XVII. Solo nell’800 ci sarà l’esplosione demografica che ha reso Buseto quel che è oggi.

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Ph: Nino Lomabrdo

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