Mazara del Vallo

Mazara del Vallo porto peschereccio di importanza strategica. Una delle marinerie più numerose del Mediterraneo, con una flotta peschereccia che, con oltre 350 unità contribuisce al 20% del prodotto ittico nazionale risultando così il primo porto d’Italia per produzione con circa 400.000 tonnellate di pesce annuo e 5000 addetti. «Splendida ed eccelsa città cui nulla manca» (El Idrisi 1154), così scriveva il geografo e matematico maghrebino alla corte dei normanni.

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L'etimologia del nome Mazara con grande probabilità è legata alla lingua fenicia ed al vicino fiume Mazaro. Mazar significava "rocca", inteso nel senso di riparo, ed il Mazaro era un fiume navigabile. Ancora oggi, si chiama Roccazzo la zona in cui sono stati trovati i resti dei primi abitati umani che risalgono al paleolitico superiore. Porto fenicio fu durante il periodo greco-selinuntino che la città diventò centro urbano organizzato. Fu con gli Arabi che divenne il più grosso centro giuridico della Sicilia e un importante punto commerciale, artistico e letterario.

La Kasbah

La presenza degli arabi, dove per arabi si devono intendere le etnie berbero-maghrebine, ha segnato Mazara del Vallo nella cultura.

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È islamico il segno urbanistico più tangibile: è il tracciato viario dell'antica città araba, oggi chiamato "Kasbah". Corti interne caratterizzate dalla presenza di pozzi, vicoli stretti e tortuosi per spezzare le raffiche dello scirocco. La kasbah di Mazara è oggi abitata da moltissime famiglie di origine maghrebina che nel comparto della pesca trovano occupazione

I musei

I musei della città sono: Mirabilia Urbis, nella Chiesa di San Bartolomeo che ospita reperti provenienti da tutto il territorio mazarese, in particolare dal sito archeologico di Roccazzo, dove sono stati rinvenuti oggetti del mesolitico e del neolitico, e corredi delle tombe a grotticella scavate presso i Gorghi Tondi. La presenza fenicio punica si riscontra nei vasi, vetri e monete ritrovati tra la foce del Mazaro e Capo Feto mentre il periodo punico e romano è testimoniato da sarcofagi, urne cinerarie, lapidi funerarie, mosaici. Il Museo Diocesano, raccoglie il ricco patrimonio di argenti della cattedrale. Mazara fu sede vescovile fin dai primi secoli. Piccolo ma affascinante il Museo ornitologico ed infine il Museo del Satiro danzante, ospitato nella Chiesa di Sant'Egidio.

Il satiro danzante

Il reperto archeologico è divenuto simbolo della città, sia per l’importanza artistica dell’opera, sia per la singolare vicenda del suo ritrovamento. Il satiro (in realtà sarebbe un sileno, ma per tutti ormai è un satiro) è una statua bronzea di epoca classica o ellenistica. Fu strappato alle acque del mare dal peschereccio "Capitan Ciccio", comandato dal capitano Francesco Adragna. In una prima battuta di pesca nel luglio del 1997 fu recuperata casualmente una gamba. Poi nel marzo del 1998 lo stesso peschereccio riportò alla luce il resto della scultura.

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Riserve naturali

Il territorio di Mazara è attraversato da due fiumi il Mazaro e l’Arena e nelle vicinanze vi sono le due Riserve Naturali Orientate: "Lago Preola e Gorghi Tondi", gestita dal WWF e quella di "Capo Feto", palude costiera inserita tra le zone di protezione speciale.

Il gambero rosso di Mazara del Vallo

La città è famosa per il gambero rosso che la flotta mazarese pesca esclusivamente nella zona a sud di Mazara, nei pressi di Lampedusa, Malta, a sud di Pantelleria, o ad est tra Cipro e la Turchia. In pochi si spingono verso la Tunisia e la Libia. È un prodotto molto ricercato per le sue qualità organolettiche e differisce notevolmente dal gambero del Mozambico, spesso spacciato per il rosso di Mazara.

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Il rosso di Mazara viene pescato nelle acque incontaminate ad una profondità che va da 200 a mille metri utilizzando il metodo di pesca a strascico. Alla vista, è di un colore rosso porpora quasi corallo, la testa ha alcune macchie scure; al palato ha un gusto unico, grazie all’alternanza di note decise e dolci con una carne molto iodata, densa, delicata dal taglio facile e senza sfilacciamenti.

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