Santa Crescenza e la sua cappella a San Vito

Sassi contro la paura

La Cappella di Santa Crescenza; qui il giovane Santo Vito e i suoi tutori Crescenza e Modesto intorno all’anno 285 si sarebbero fermati un attimo mentre il Signore seppelliva con una frana la città di Conturrana, terra di infedeli. Ma la curiosità fece girare indietro per assistere alla punizione divina la nutrice del santo giovinetto, e per avere contravvenuto agli ordini di Dio fu trasformata in statua.

Santa Crescenza e la sua cappella a San Vito - 1

Una cappella per ricordarne la memoria fu realizzata dai giurati del Monte san Giuliano, oggi Erice, nel XVI secolo: da allora riceve il pellegrino, trasformatosi in turista negli ultimi cent’anni, alle porte di San Vito lo Capo, il paese famoso per il suo mare e per il cous cous divenuto il simbolo della pace siglata attorno a una tavola imbandita.

U' Scantu

Bellissima nella sua semplicità che nasconde complessi simbolismi e pregevolezze estetiche che ben prima della festa del cous cous avevano riunito Occidente e Oriente nel nome dell’architettura sacra, la Cappella di Santa Crescenza da cinque secoli sta lì, tra le balze di Macari e la sabbia bianca di San Vito, come un prezioso preludio alla serena dolcezza del Capo Egitarso che accolse i tre cristiani fuggiti da Mazara del Vallo alla persecuzione dell’imperatore Diocleziano.

Da allora la fama dei poteri taumaturgici della Santa trasformata in statua richiamano eserciti di credenti oppressi da paranoie e manie di persecuzione, che per guarire replicano ritualmente la frana che punì gli infedeli di Conturrana.

Sassi contro la paura, "u’ scantu", lanciati dietro le spalle sull’altare della Cappella, fino a seppellirlo. Solo l’imposizione di strette grate e un accurato restauro hanno salvato questo prezioso monumento, celebrato esclusivamente da una purtroppo introvabile pubblicazione della professoressa Iolanda Lima.

Santa Crescenza e la sua cappella a San Vito - 2
Ph: Ninni Ravazza

Nella sua silenziosa solitudine Santa Crescenza aspetta che qualcuno, architetto o poeta, le ridia vita e ne perpetui la straordinaria bellezza frutto di contaminazioni cristiane e musulmane…

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