Selinunte: il parco più grande d’Europa

Lo Splendore del Dorico

Selinunte, in latino Selinus, fondata nel 650 a.C. da Diodoro Siculo tra le due valli del Belìce e del Modione, è la colonia greca più occidentale della Sicilia.

Quando sorge il sole l’acropoli si adorna di luce e di splendore, il paesaggio si risveglia e il mare e la campagna diffondono profumi che non hanno eguali. Uno spettacolo della natura e dell’arte antica.
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Il parco archeologico

Il parco archeologico di Selinunte è il più vasto d’Europa ed è diviso in aree: l’Acropoli, la Collina Orientale, il Pianoro di Contrada Manuzza, il Santuario Malophoros in Contrata Gaggera e due Necropoli. L’Acropoli è un altopiano calcareo a strapiombo sul mare qui sono stati rinvenuti i resti di templi di ordine dorico.

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I Templi

Il Tempio O ed il Tempio A, di cui resta ben poco e che hanno una struttura pressoché identica tra loro. Il pronao (atrio) del Tempio A ha un pavimento a mosaico dove sono rappresentati la figura simbolica della dea fenicia Tanit, un caduceo (bastone alato con due serpenti attorcigliati intorno a esso), il sole, una corona e una testa bovina: esso testimonia il riutilizzo dell’ambiente in epoca punica come luogo religioso o come abitazione. Il Tempio B, a cui si accedeva per una scala di 9 gradini, con pronao e cella. Il Tempio C è il più antico, dedicato ad Apollo e riccamente decorato. Caratterizzato dall’ingresso preceduto da una scalinata di 8 gradini, un vestibolo con una seconda fila di colonne, quindi il pronao, la cella e l’adyton (luogo segreto) collegati in un insieme stretto e lungo. Restano le fondazioni del suo grande altare e qualche gradino, e poi l’area dell’Agorà ellenistica.

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Il Tempio D era dedicato ad Atena edificato probabilmente sul basamento di un tempietto arcaico. Il Tempio Y, detto anche “Tempio delle piccole metope”, (formelle di pietra a rilievo) preceduto da un altare quadrato. La collina Manuzza è la zona più accogliente dove si sviluppò il centro abitato mentre nella collina orientale si trovano i Templi E, F, G. Il Tempio E, è il più recente dei tre ed è caratterizzato da diverse scalinate, dedicato ad Afrodite.

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Il Tempio F è il più antico ma anche il più piccolo, qui durante gli scavi del 1823 furono rinvenute due metope che rappresentano Atena e Dioniso in atto di colpire a morte due giganti.

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Il Tempio G è il più grande di Selinunte e uno dei maggiori del mondo greco, la sua costruzione rimase incompiuta e probabilmente aveva funzione di tesoro della città, dall’iscrizione rinvenutavi sembra che fosse dedicato ad Apollo; oggi, in base a studi recenti, si propende ad attribuirlo a Zeus. Nell’adyton, fu rinvenuta la “Grande Tavola Selinuntina” che contiene un catalogo dei culti praticati a Selinunte.

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Il Santuario

In Contrada Gaggera si trovano i resti del più antico Santuario selinuntino dedicato a Dèmetra Malophòros, dea della fertilità, serviva probabilmente da stazione dei cortei funebri che proseguivano poi per la Necropoli di Manicalunga. Qui sono stati recuperati ricchissimi reperti: statuette in terracotta, ceramiche, un bassorilievo raffigurante il ratto di Persefone da parte di Ade, e le lucerne cristiane; tutti conservati al Museo Regionale di Palermo. Nelle necropoli sono state rinvenute tombe a cassa con coperture a lastre di tufo.

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Efebo: il pupo ritrovato

Una storia con colpi di scena L’Efebo di Selinunte è la statua in bronzo di un giovane di una bellezza delicata, quasi femminile, risalente alla fase della colonizzazione greca. Fu ritrovato nel 1862 in località Ponte Galera e venduto al comune per 500 lire. I Sindaci la utilizzavano come cappelliera o porta ombrelli e la gente l’aveva soprannominata "u pupu" anche per la sua ridotta dimensione: è alta 85 centimetri.

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La sua storia è molto movimentata. La statua cioè l’Efebo rimase chiusa in un magazzino per 46 anni, poi il filosofo castelvetranese Giovanni Gentile la affidò al gabinetto di restauro del Museo di Siracusa sotto la direzione di Paolo Orsi.

il furto

La notte del 30 ottobre 1962 l’Efebo venne rubato e i banditi tentarono di venderlo a collezionisti d’arte esteri ma senza successo. Al comune di Castelvetrano giunse persino una richiesta di riscatto di 30 milioni di lire. Dopo 6 anni, nel 1968, la polizia sotto il comando del questore di Agrigento, Ugo Macera, organizzò un’azione di recupero a Foligno che portò a uno scontro a fuoco e all’arresto di quattro persone. Nel corso dell’operazione vi fu l’intervento di Rodolfo Sivieri noto esperto d’arte che si finse un ricettatore interessato all’acquisto per fare uscire allo scoperto i colpevoli. Il Comune di Castelvetrano donò sette medaglie d’oro a coloro che si distinsero in quella brillante operazione. Nel 1997 è stato aperto un museo civico a Castelvetrano dedicato interamente all’Efebo.

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