QUANDO L’ARAGOSTA ERA UN CIBO POVERO

A Marettimo si pescava in gran quantità con le nasse

L’aragosta, Palinurus elephas, distribuita lungo le coste del Mediterraneo, è particolarmente presente nel mare di Marettimo, la più incontaminata delle Isole Egadi, dove vive all’interno di spaccature e anfratti rocciosi.

aragosta

Le Nasse

A Marettimo la pesca tradizionale alle aragoste prevedeva l’uso delle nasse, trappole in giunco o rami di olivastro o lentisco intrecciati dalle abili mani di artigiani locali a forma di campana alla cui base una sorta d’imbuto permette alla preda di entrare, ma non di uscire, rimanendovi intrappolata.

nasse

Prima della “calata” in acqua le nasse si legavano a coppia, poi erano ancorate sul fondo del mare con un “corpo morto”, in genere un concio di tufo. Erano segnalate in superficie da un galleggiante e “innescate” con piccoli pesci.

La nassa, a Marettimo, fu il sistema di pesca usato fino agli anni ’60, poi andato in crisi e soppiantato dall’uso delle reti da posta, in particolare le ‘mbardate o tramagli.

Non più utilizzate per la pesca, le nasse sono state elevate a “oggetti di design” e usate come elementi di arredamento o lampadari per ristoranti, negozi e case al mare del trapanese.

Il mare delle Egadi si è progressivamente impoverito di aragoste per l’intensa attività di pesca con le reti, ma i racconti dei pescatori narrano che un tempo il mare isolano ne era pescosissimo e che addirittura le nasse qualche volta venivano innescate semplicemente con pezzi di pale di fichi d’india o bucce di melone, risultando comunque piene di crostacei quando salpate.

La pasta con l’aragosta

A Marettimo, l’aragosta non era un cibo raffinato ma, al contrario, un pasto “povero”.
La tradizione ci ha consegnato la pasta con il brodo d’aragosta, una zuppa preparata con soffritto di cipolla, concentrato di pomodoro, mandorle tritate, basilico e aglio pestati insieme e aggiunti all’ultimo e, naturalmente, aragoste tagliate a pezzi ancora vive (pratica raccapricciante, ma che si dice eviti che il sapore del crostaceo si disperda nel brodo).

brodo

Se a Favignana, nel brodo di aragosta si annegano le frascatole, deliziose palline fatte con la semola del cuscus, a Marettimo vengono “calati” gli “spaghetti rotti”, cioè spezzati a mano.

aragosta in brodo

Nelle poche trattorie del luogo è servita all’interno di grandi scodelle di coccio, nel “kit” sono comprese delle pinze per rompere il carapace del crostaceo permettendo così di estrarne la polpa e un mestolo per prendere la zuppa servendosi da soli.

Gli spaghetti a fine cottura avranno assorbito parte del brodo con i suoi esaltanti sapori e nella zuppa densa e color corallo troverete piccoli pezzetti di polpa del crostaceo. L’sola è ricca di erbe aromatiche profumatissime che arricchiscono molti piatti, nella zuppa potrete trovare anche il timo, pianta da cui, secondo alcune tesi, deriverebbe lo stesso nome “Marettimo”, unione delle parole “mare e timo”.

Una porzione è sufficiente per quattro persone, ma per non rischiare di rimanere senza è consigliabile prenotarla, visto che viene preparata fino ad una certa ora e solo in alcune giornate.

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